Domenico Mazza è cresciuto in Val d’Aosta, a Courmayeur, ai piedi del Monte Bianco. È per questo che per lui l’incarico di progettare l’hotel TH di Courmayeur ha rappresentato una sfida e contemporaneamente un riconoscimento. «È stato un grande onore poter realizzare un’opera di moderna architettura montana in questo scenario paesaggistico, soprattutto perché io in questo paese ci sono cresciuto. Una grande emozione», ha spiegato l’architetto. Il direttore dell’hotel, Nicola Dettorino, sa che il legame con l’ubicazione è essenziale per il successo di una struttura ricettiva. «Il gruppo TH punta molto sulla località e sull’autenticità.» In un primo momento si sono levate alcune voci critiche, racconta, ma poi si sono spente rapidamente. «Lo hanno accettato», sottolinea Dettorino. «O piace, o non piace. Senza dubbio ha carattere», aggiunge.
Materiale al passo coi tempi
Scegliendo l’alluminio a protezione del legno, Mazza ha optato per un «materiale al passo coi tempi». La pietra, a sua volta, compare in duplice veste: per un verso, integrata nell’involucro e a tratti anche nelle fondamenta; per l’altro, come masso ciclopico che cala l’edificio in un contesto naturale. «Questa scelta doveva permettere di creare un mix decisamente moderno, ma non troppo freddo, che desse risalto alla qualità architettonica», dichiara l’architetto, fautore dell’alluminio come materiale di lavoro poiché «assolutamente concorrenziale sui parametri di qualità e prezzo e contemporaneamente malleabile e soprattutto resistente al freddo».
Esperto di grandi progetti
L'officina al ristorante
Il megaprogetto ha impegnato l’impresa Gualandris per circa un anno, talvolta con squadre di fino a 20 uomini in cantiere. L’odierno ristorante faceva da officina. In tutto c’erano 6000 m² di PREFALZ in P.10 bianco PREFA da installare. «Un megaprogetto», ricorda il lattoniere. Talvolta c’erano da coordinare fino a 150 persone in cantiere. Dal punto di vista tecnico le sfide da affrontare sono state molteplici: il tetto ha una forte pendenza e sfuma nella facciata con una curvatura. La grondaia, poi, è integrata nel tetto. Ma Gualandris ama le sfide. «Mi piace mettermi alla prova», sottolinea. Una costruzione grande è una sfida grande. «Non siamo soltanto una ditta esecutrice, ma spesso, come in questo caso, partecipiamo anche alle discussioni tecniche. La collaborazione tra architetto, appaltatore e lattoniere qui è stata decisiva», commenta Gualandris.